When:
23 maggio 2019 @ 21:00 – 22:30
2019-05-23T21:00:00+02:00
2019-05-23T22:30:00+02:00
Where:
Via Antonio Furitano
90145 Palermo PA
Italia
Cost:
13 euro. PROMOZIONE FAMIGLIA: adulto 7.50- bambino 5 euro
Contact:
0916828958\ 0916819122
LA MECCANICA DELLA GRANDEZZA @ Palermo | Sicilia | Italia

ovvero
istruzioni per preparare all’obbedienza
scritto e diretto da
Domenico Bravo

con

Domenico Bravo

Danila Laguardia

Viviana Lombardo

Cosa spinge un uomo a nascondersi in un ambiente ristretto e isolato, concedendosi solo di quando in quando qualche boccata d’aria e consumando nello stesso luogo i pasti giornalieri e sporadici momenti di piacere fisico? Non è avversione verso la società, né un tentativo di evitare ogni relazione umana, ma un’esibizione di potere.
Sì, perché il luogo in questione non è un eremo, un posto solitario dove ritirarsi a contemplare la natura o a far vita religiosa, bensì un bunker, un rifugio blindato, sotterraneo e protetto, dal quale esercitare il dominio, trasfondere la paura, istruire all’obbedienza.
Il testo è un’analisi, non semplice, ma attenta e personale, del potere, perlopiù criminale, quello segreto eppure straordinariamente manifesto nella vita di ogni giorno, di certo il più furioso e prepotente, forte, aggressivo e incontenibile, ma anche incredibilmente mellifluo e fascinoso, ambiguo e insinuante, che non è difficile trovare perfino nelle persone più insospettabili.
Il potere esercitato dal buio, lontano dagli occhi, è probabilmente quello più minaccioso, sinistro e terrificante. Il potere di chi si eleva a divinità (si ha paura del dio che non si vede, che è il principio su cui ha basato il proprio potere ogni deriva religiosa).

Un uomo che non si considera uno “strumento della morte, non i suoi occhi vuoti, la sua falce implacabile, la sua veste nera puzzolente che sparge peste come sale sull’insalata”, ma la morte stessa.
Un uomo che si nasconde non per paura – paura di essere catturato – ma in forza dell’analogia con Dio, che nessuno ha mai visto e da tutti è temuto.

Se vedi, sai. Se sai, agisci. Se agisci, vinci. Come la malattia: se il medico individua la causa, cerca la cura. E la cura è la soluzione. Ma se la malattia resta sconosciuta, anche il medico è nei guai. Io sono la malattia.

Nel corso dello spettacolo la parola mafia non viene mai pronunciata, non per timore o per una qualche funzione apotropaica, ma per il semplice fatto che non si è ritenuto necessario usarla, dal momento che il vocabolo oggi definisce non solo chi si fregia di tale termine, ma ogni insulso gesto
che rema contro il vivere civile, contro la giustizia, contro la bellezza. E, di conseguenza, contro la vita stessa. Ma ad essa si fa spesso riferimento nella rapida esposizione di avvenimenti, nel richiamo a persone, nel gergo e nel comportamento.
Il tema è affrontato senza enfasi, ampollosa elaborazione retorica troppo spesso applicata alle messe in scena sull’argomento, ma con ironia, a tratti con la violenza che la materia sollecita, persino con spunti comici (ma si tratta più di quella forma di umorismo nero che nasce dal cinismo), nonché con toni spesso grotteschi.
In scena, un’enorme scatola, che è insieme il fortino segreto e il sarcofago garante di morte, dove vive e agisce non visto il protagonista, attorno al quale si muove la moglie, assalita da incertezze e pentimenti, entrambi vaghi, equivoci, sospetti, e un’agente di polizia, un tutore della
legge che, forse, ben poco potrà contro il potere e le sue seduzioni.