When:
17 dicembre 2017 @ 17:00 – 18:30
2017-12-17T17:00:00+01:00
2017-12-17T18:30:00+01:00
Cost:
7 euro adulto; 5 euro bambino

Senza titolo-1 [Recuperato]w (2)

Colapesce, Giufà… … ed altre amenità fiabe della tradizione siciliana

Drammaturgia e Regia di Domenico Bravo

con Danila Laguardia, Viviana Lombardo, Roberto Burgio, Domenico Bravo

Presentazione
Proporre oggi uno spettacolo interamente dedicato alle antiche fiabe siciliane, potrebbe sembrare anacronistico. Ma proprio per il fatto che quelle che presentiamo sono storie non note al grande pubblico, riteniamo che questo lavoro possa dare un contributo alla loro divulgazione ed a mantenerne viva la memoria. Il dialetto originario è citato e funge da eco permettendo di inquadrare geograficamente i testi. Il fiabesco è insieme l’inesauribile specchio e la sorgente eterna di narrazioni e rappresentazioni del mondo e del cambiamento umano.

Note di regia
La scelta di queste fiabe è stata dettata, oltre che per il recupero della tradizione (orale, letteraria e fiabesca), che ad ogni piè sospinto incassa i colpi di una modernità che la considera troppo lontana o poco necessaria (nonché appannaggio esclusivo di studiosi ed esegeti), anche e soprattutto per il fatto di offrire innumerevoli possibilità di gioco. E gioco è la parola chiave del lavoro proposto. Come ha scritto Johan Huizinga, “il gioco è innegabile. Si possono negare quasi tutte le astrazioni: la giustizia, la bellezza, la verità, la bontà, lo spirito. Si può negare la serietà. Ma non il gioco1”. Il gioco inteso come atto libero ma specialmente momento della salute sociale, in un tempo in cui ‘giocare insieme’ è diventata un’espressione pressoché antiquata, fuori tempo, e il gioco sempre più un atto solitario (cellulari, videogiochi e chi più ne ha più ne metta), privo di scambio e di crescita. Il gioco visto perciò come “momento della massima funzionalità in cui la società fa, per così dire, marciare il motore in

1 HUIZINGA, J., Homo ludens, Einaudi, Torino 1973, pp. 3-6.

folle, per pulire le candele, disingolfarsi, scaldare i cilindri, far circolare l’olio, tenersi in assetto2.” I quattro attori in scena, clochard ironici e clowneschi, immersi in un luogo colmo di oggetti privi ormai di qualsiasi utilità per la gente comune3, incoraggiati da quello che solo alla fine si scoprirà essere Giufà, giocano a essere “vecchi e bambini, principi e principesse, re e regine, maghi, cavalieri, briganti, topi, draghi, uomini pesce e tanto altro ancora4”, in un gioco teatrale in cui si dipaneranno storie (Caterina La Sapiente, Rosmarina, Il vitellino con le corna d’oro, Sfortuna, Cola Pesce e Giufà) che si inseguono e si intrecciano senza soluzione di continuità. Entreranno e usciranno continuamente dai loro ruoli per concedere divertenti interruzioni, in un tripudio di inventiva in cui ciascun oggetto riacquista una vita e una necessità, perdendo ogni caratteristica reale per assumere via via gli attributi dell’immaginario, oggi troppo spesso messo a tacere a favore di una corsa all’ovvio… e al modello all’ultimo grido! Così, nello spettacolo, uno stendibiancheria diviene la ringhiera di un balcone, delle casse da frutta una locomotiva e i suoi vagoni, uno sturalavandini è uno scettro, un bidet il trono di una regnante e decine di sacchi per la spazzatura legati insieme l’oceano di Cola Pesce. Lo spettacolo è un inno all’amicizia, un dono da dare e ricevere, uno scambio respirante, gratuito, che ci fa comprendere che cosa l’altro sia, che cosa noi siamo insieme; alla diversità, che non può e non deve essere sopportazione di qualcosa che resta un peso e che si ammette e consente per forza maggiore (legge, etica, etichetta), ma naturale accettazione, accoglienza reciproca e comprensiva, in nome di qualcosa di più alto che è la vita; e al rispetto, che è quel guardarsi indietro, quel momento di dubbio, di ricerca, di riflessione che ci ferma un attimo, spingendoci ad abbandonare per un istante la prospettiva della nostra corsa e presentandoci tutto ciò che viene lasciato indietro, quell’enorme cattedrale di sentimento, di pensiero, di valore che non esiste fuori dalle considerazioni del rispetto. Dell’esistenza tutta, questi sono i sogni, i viaggi, le meraviglie.

2 ECO, U., Introduzione a J. HUIZINGA, Homo ludens, cit., pp. XVIII-XXV.

3 Ovvero, ordinaria, che è l’opposto di straordinario, sbalorditivo, bellissimo e favoloso. Cioè, matto.

4 Dal copione dello spettacolo.

Alcune foto di scena:

Di sogni, viaggi e meraviglie (4)  Di sogni, viaggi e meraviglie (13) Di sogni, viaggi e meraviglie (17) Di sogni, viaggi e meraviglie (20)Di sogni, viaggi e meraviglie (8)